Un’idea di Italia nell’agone elettorale

I riti della campagna elettorale vanno scandendo i loro tempi lunghi, troppo lunghi: dallo scioglimento delle Camere (27 dicembre) all’insediamento del nuovo Parlamento (23 marzo) saranno trascorsi 86 giorni, circa tre mesi, un quarto di anno…. Non è un lusso, per un Paese che ha bisogno di stabilità, certezze, rapide decisioni?

Ma non finisce qui. Dal 23 marzo, alla nascita del nuovo Governo quanto altro tempo occorrerà? In genere mai meno di 20 giorni…Difficile fare previsioni, viste le incognite insite in una legge elettorale che si applica per la prima volta, che già si pensa di voler cambiare e che-al momento-non sembra far emergere alcuna maggioranza assoluta coesa e non a geometria variabile.

I partiti sono in campo con gli slogan ormai da un mese e per altre quattro settimane snoccioleranno i loro programmi alla ricerca di consensi e, soprattutto, a caccia degli indecisi, quasi il 40% degli elettori tentati anche dall’astensionismo.

I temi del confronto elettorale per ora appaiono sfocati.

C’è una generica rincorsa a prefigurare tagli di tasse, elargizioni di vario genere, aumenti di pensioni e retribuzioni; si discute confusamente su come restare in Europa con un piede dentro e mezzo piede fuori, se rispettare o meno i parametri di Maastricht; sempre presente è il tema della immigrazione, mescolato anche impropriamente a quello della sicurezza.

Nessuna forza in campo ha finora delineato un’immagine complessiva di come vorrebbe l’Italia nei prossimi anni. Manca una visione d’insieme, un’idea che faccia da faro per evitare rotte incerte e navigazioni disastrose.

Eppure è proprio di questo che i cittadini sentono il bisogno. Dai partiti vorrebbero sapere che tipo di Italia hanno in mente di costruire o, meglio, di “ricostruire”.

Dopo un decennio di crisi tremenda che ha falcidiato posti di lavoro, imprese, investimenti pubblici e privati, facendo crescere solo il già pesante fardello del debito pubblico, l’Italia non può andare avanti a tentoni senza avere chiaro che tipo di Paese vuol essere, non solo in un’Europa piena di regole a guida franco-tedesca, ma anche in un mondo globalizzato e davanti a spinte protezionistiche, come quella di Trump.

Serve ancora un’Italia che galleggia sulle crisi, che perde efficienza e competitività, che nelle fasi di espansione economica cresce meno degli altri, e nelle fasi di recessione decresce più degli altri?

Possiamo ancora permetterci un’Italia che si impoverisce, perdendo industrie, posti di lavoro, incapace di frenare l’esodo dei cervelli migliori?

Serve ancora un’Italia oppressa da una burocrazia che appare troppo spesso un ostacolo se non addirittura un avversario dei cittadini e del mondo produttivo?

Le risposte a questi interrogativi sono ovvie. Ma qual è la ricetta, l’idea di un’Italia profondamente diversa da quella di oggi che non piace a nessuno?

Alla politica non spetta il compito di scrivere libri dei sogni ma di indicare con concretezza mete raggiungibili, identificando le priorità, i mezzi e i tempi entro i quali raggiungere gli obiettivi.

Dalla fine della Prima Repubblica ad oggi è passato quasi un quarto di secolo, e il cambiamento radicale auspicato – a parte l’ingresso dell’Euro – non sembra essersi realizzato.

In questo mese di campagna elettorale ci aspettiamo che i partiti facciano uno sforzo per alzare di livello la qualità dei contenuti che propongono agli elettori.

Come sarebbe bello assistere a confronti concreti su diverse proposte complessive per il Paese, invece di vedersi sciorinare elenchi poco credibili e poco coerenti di promesse acchiappavoti!

Noi confidiamo che tutte le forze in campo abbiano le energie intellettuali e morali per proporre ai cittadini un’idea coerente dell’Italia che vogliono ri-costruire.

Come società che si occupa del dialogo tra interessi e istituzioni Strategic Advice auspica che ci sia una maggiore attenzione da parte di tutti i partiti e movimenti alle richieste del mondo produttivo che rappresenta l’asse portante della ricchezza nazionale.

Se proprio dovessimo suggerire un’immagine di riferimento dell’Italia che ci piace, quella che ci viene in mente è l’Italia del boom economico, che libera l’economia da inutili zavorre burocratiche o normative ridondanti, favorisce la creatività e le iniziative imprenditoriali, crea occupazione e aumenta il benessere che deve essere redistribuito con maggiore equità: un’Italia che inverte la marcia verso l’impoverimento, che non si rassegna al declino e torna ad essere un Paese capace di realizzare un grande ed equilibrato sviluppo economico e sociale.

Giuseppe Mazzei