Elezioni del 4 marzo: aggiornamento sui trend indicati dai sondaggi; gli scenari politici nei commenti dei principali giornali

Adempimenti e programmi

A partire da sabato 17 febbraio, i sondaggi elettorali non possono più essere diffusi da stampa (anche on-line), televisione e radio. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, pone il divieto a partire dal quindicesimo giorno prima delle elezioni con il “Regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa”.

In questo documento abbiamo elaborato:

  • un nuovo aggiornamento del quadro complessivo derivante dai sondaggi elaborati nella scorsa settimana;
  • un sintetico panorama di alcuni commenti politici di scenario apparsi nella scorsa settimana su testate giornalistiche di rilievo e rappresentanti diversi punti di vista e posizioni.

La probabile composizione delle nuove Camere alla data del 16 febbraio

In base ai sondaggi disponibili, le intenzioni di voto sono le seguenti (ns. elaborazione in base agli  ultimi sondaggi disponibili di Istituto Piepoli, Index, Demopolis,Tecnè, Ixè, Emg, Euromedia, periodo 10-15 febbraio – nella “torta” sono indicate anche le percentuali rilevate giovedì 8 febbraio sulla base dei dati elaborati dalle seguenti fonti:  Ixè, Emg, Index, Swg)

intenzioni

 

Ultima proiezione sull’assegnazione dei seggi parlamentari (Fonte, Istituto Piepoli, 16 febbraio):

Liberi e Uguali Centro-Sinistra Movimento 5 Stelle Centro-Destra  Tot. seggi
Seggi Camera 26 166 145 281 618 (cui si aggiungeranno 12 seggi assegnati all’Estero)
 Seggi Senato 11 92 72 134 309 (cui si aggiungeranno 6 seggi assegnati all’Estero e i 6 senatori a vita in carica)

 

Gli scenari disegnati dai commentatori politici dei principali giornali

SA ha svolto una lettura critica dei principali commenti politici svolti sui giornali più diffusi e rappresentativi

  • Massimo Franco del Corriere della Sera;
  • Stefano Folli di Repubblica;
  • Marcello Sorgi della Stampa;
  • Antonio Padellaro del Fatto Quotidiano;
  • Adalberto Signore del Giornale.

I temi della campagna elettorale e degli scenari post-voto trattati con particolare approfondimento sono:

  • L’importanza dei collegi uninominali del Centro-Sud per gli esiti del voto
  • Il sistema elettorale e i rapporti all’interno delle coalizioni
  • Lo scenario delle larghe intese post-voto

1) L’importanza dei collegi uninominali del Centro-Sud per gli esiti del voto

Commento di SA:

  • La legge elettorale prevede che circa 1/3 dei seggi di Senato e Camera venga assegnato ai partiti non coalizzati e alle coalizioni con il metodo maggioritario nei collegi uninominali: in ogni collegio vincerà il candidato capace di ottenere anche un solo voto più degli avversari.
  • Vi è un alto numero di collegi uninominali considerati incerti dai sondaggi, soprattutto nel Centro-Sud dove potrebbero essere determinati quanti oggi si dichiarano indecisi o possibili astensionisti.
  • Lo scenario è reso ancor più incerto, secondo un sondaggio pubblicato sulla Repubblica di oggi, dalla non conoscenza dei candidati del proprio collegio uninominale.

La Stampa Marcello Sorgi – 12 febbraio
“Chi dice cinquanta, chi dice anche di più. Sono i collegi del centro-sud in cui si concentrerà la sfida tra Centrodestra e 5 Stelle, determinante per il risultato finale del 4 marzo, e in cui malgrado gli ultimi sviluppi del caso rimborsi il Movimento guidato da Di Maio non parte affatto in svantaggio”.

Corriere della Sera – Massimo Franco 15 febbraio
“Il numero degli indecisi, che a diciassette giorni dal voto rappresentano quasi un terzo dei votanti, è composto in prevalenza da elettori di centrosinistra. In più, secondo Demopolis, il 67 per cento degli italiani non conosce i nomi dei candidati del suo collegio uninominale”.

2) Il sistema elettorale e i rapporti all’interno delle coalizioni

Commento di SA:

  • Per le coalizioni la legge elettorale prevede che i voti al singolo partito che non superi l’1% dei consensi vadano dispersi.
  • Se un partito è sopra l’1% ma non supera la soglia del 3%, allora non conquista seggi nella quota proporzionale; ma i suoi voti vengono distribuiti agli alleati di coalizione, potendo dar loro un numero extra di seggi.
  • È stato scritto che questo meccanismo ha fatto scattare nelle coalizioni una “competizione” interna per cui i partiti maggiori auspicano che gli alleati minori si avvicinino al il 3% dei voti ma senza superarli, così da rinforzare i propri gruppi parlamentari in vista delle consultazioni al Quirinale per il nuovo governo.

La Repubblica – Stefano Folli – 14 febbraio
“La Lista Bonino, la Civica Popolare di Lorenzin, Insieme di Nencini, Bonelli e Santagata hanno una missione in comune agli occhi di Renzi: raccogliere un certo numero di voti restando però al di sotto del 3 per cento. In tal modo l’intero pacchetto dei consensi viene trasferito al partner maggiore, ossia il PD, e concorre a ingrossare il gruppo parlamentare di questa formazione sia alla Camera che al Senato (…) Di qui le critiche e gli attacchi che da qualche tempo il segretario del PD, dall’alto del 22-23 per cento, riserva al piccolo alleato che si espande troppo nei sondaggi, che lo danno vicino alla soglia del 3 per cento”.

Il Fatto Quotidiano – Antonio Padellaro – 9 febbraio
“Per il sistema dei vasi comunicanti non sfugge pi che alla caduta nei sondaggi dei Democratici corrisponda un incremento della lista +Europa di Emma Bonino. Voti in libera uscita dal PD ma che intendono restare nel centrosinistra. Coalizione voluta fortemente da Renzi che, tuttavia, il 5 marzo potrebbe fare i conti con le pretese di uno scomodo cespuglio che crede albero”.

 

3) Lo scenario delle larghe intese post-voto

Commento di SA:

  • I sondaggi indicano come probabile la mancanza di un “vero vincitore”, cioè di una coalizione o di un partito con la maggioranza assoluta in Senato e alla Camera, pari rispettivamente a 316 e 158 seggi (in Senato siedono anche i senatori a vita che si aggiungono ai 315 eletti).
  • Tra gli scenari considerati più probabili figura quello delle cd. “larghe intese” tra Forza Italia e il PD con i rispettivi alleati presenti in Parlamento che siano concordi (nel centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia già escludono di poterlo essere).
  • Ci sono però posizioni che considerano questo scenario non così scontato per due ragioni:
    • le complesse dinamiche interne alle due coalizioni;
    • bisognerà analizzare l’esito dell’elezione dei nuovi presidenti delle Camere, che avverrà prima dell’avvio delle consultazioni per la formazione del governo.

La Repubblica – Stefano Folli – 11 febbraio
“Se alla destra mancassero davvero una ventina di seggi o poco più (alla maggioranza assoluta), si può presumere che un gruppo di “volenterosi”, raccolti qui e là, accorrerebbero sotto le bandiere berlusconiane. La larvata minaccia di un secondo scioglimento del Parlamento apparirebbe come un argomento convincente. Che poi un governo fondato sul quadrilatero Berlusconi-Salvini-Meloni-transfughi possa funzionare è un altro paio di maniche”.

La Repubblica – Stefano Folli – 14 febbraio
“Forse l’appannarsi della lunga stagione di Merkel avrà come effetto di accelerare la deriva a destra del cartello Berlusconi-Salvini-Meloni. Ma lo scenario muta e Salvini, marginale fino a sei mesi fa, oggi potrebbe identificarsi meglio nel nuovo assetto che si profila. Dopoi l 4 marzo sarà difficile, forse impossibile per Berlusconi liberarsi dall’alleato per inseguire un disegno europeo forse già in crisi”.

Corriere della Sera – Massimo Franco – 3 febbraio
“Se anche in Germania i numeri obbligano ad allearsi partiti agli antipodi, è verosimile che lo stesso possa accadere anche da noi. L’unica vera incognita è se la somma dei voti e dei seggi del centrodestra e del Pd basteranno a formare un governo. E, perfino in qual caso, se eventuale compromesse col centrosinistra non provocherà una spaccatura nel Pd, e tra Forza Italia e Lega”.

Il Giornale – Adalberto Signore – 11 febbraio
“Il vero spartiacque della legislatura arriverà nell’ultima settimana di marzo, quando certamente il Senato e quasi certamente la Camera eleggeranno i successori di Grasso e Boldrini. Saranno le prove generali di eventuali nuove alleanze e di possibili larghe intese, che magari potrebbero portare a reintrodurre la prassi di avere due presidenti di schieramenti diversi. A partire dal 1976 e fino al 1994, infatti, mentre lo scranno più alto del Senato andava ad un partito di maggioranza, la presidenza della Camera veniva attribuita all’opposizione”.