Andamento lento: i primi 50 giorni del Governo Conte

(Nota del 10 luglio 2018)

Dopo le elezioni del 4 marzo, il Governo guidato dal prof. Giuseppe Conte  ha giurato il primo giugno nelle mani del Presidente Mattarella, dopo 88 giorni di difficili trattative per la formazione di una maggioranza, e ha ottenuto la fiducia delle due Camere il 6 giugno.

A distanza di più di un mese, il Governo ha adottato solo pochi provvedimenti e il Parlamento ha svolto un numero limitato di sedute. Le deleghe ai viceministri e ai sottosegretari, a tutt’oggi, non sono state conferite.

Tutto questo ha, finora, rallentato molto l’attività dell’Esecutivo e non ha consentito al Parlamento, insediatosi il 23 marzo, di svolgere una piena attività.

Nel frattempo c’è stato un grande attivismo del Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Salvini sul tema dell’immigrazione concretizzatosi nella decisione di chiudere i porti alle ONG e in una circolare per restringere i criteri per la protezione umanitaria ai migranti.

Il Vicepresidente del Consiglio  e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio ha varato un decreto legge che modifica in parte le norme sul lavoro precario, si appresta a proporre un disegno di legge per ricalcolare una parte delle cosiddette pensioni d’oro e ha aperto un tavolo di discussione sulle nuove norme per regolare il lavoro della  gig economy.

La luna di miele  che, in genere, accompagna i primi 100 giorni di ogni nuovo Governo ha visto scivolare i primi 30 giorni senza grandi realizzazioni e lasciando in sospeso molte aspettative.

Le numerose nomine nelle società partecipate dallo Stato non sono ancora state effettuate anche perché il viceministro Laura Castelli (M5S) non ha ancora ricevuto formalmente le deleghe che-sulla base degli accordi di governo- dovrebbero conferirle i poteri su questa delicata materia.

Nel frattempo, il Ministro dell’Economia e Finanze, il prof.Giovanni Tria, non ha perso occasione per confermare, sostanzialmente, una linea di continuità col precedente esecutivo nella politica di bilancio.  Il momento della verità verrà a metà settembre quando Tria dovrà predisporre  la legge di Bilancio nella quale dovrebbero entrare le norme sulla flat tax e sulla riduzione dell’età per la pensione (sostenute dalla Lega) e quelle sul reddito di cittadinanza (cavallo di battaglia del M5s).

I rapporti nella maggioranza per ora non hanno mostrato grandi criticità, anche se stanno emergendo alcune puntualizzazioni del Ministro della Difesa Trenta  e del Ministro delle Infrastrutture  Toninelli  (entrambi del M5S) circa quelle che sono considerate  invasioni di campo del ministro Salvini mei territori di competenze degli altri due dicasteri.

Sul piano internazionale il Presidente del Consiglio Conte sembrava avesse ottenuto importanti risultati al Consiglio Europeo di giugno, ma tali aspettative sono rimaste deluse anche per le ambigue politiche svolte dal Presidente francese Macron e dalla debolezza della Cancelliera Merkel impegnata a contrastare la fronda interna del leader del partito alleato (CSU) sul tema dell’immigrazione.

La maggioranza ha avuto poche occasioni per dimostrare la propria compattezza ma si sono delineate due linee di condotta diverse da parte dei due leader.

Salvini ha puntato tutto sul tema della sicurezza e della critica aspra nei confronti delle politiche europee, Di Maio si è focalizzato sui temi sociali della lotta alla precarietà, della tutela dei lavoratori della gig economy, dei tagli alle pensioni considerate privilegiate e sul ricalcolo col sistema contributivo dei vecchi vitalizi dei deputati.

Anche se le due diverse prospettive dei due partiti non sono, per ora, entrate in conflitto, le politiche parallele  dei due leader hanno  delineato l’immagine di un governo che si muove su due binari che mirano a coprire l’intero spettro dell’opinione pubblica, tradizionalmente classificate come “destra” e “sinistra” lasciando, poco spazio alle opposizioni.

La politica  del PD appare ancora fragile e frammentata, perché il partito è ancora concentrato sulle turbolenze interne, riaccese dall’ex segretario Renzi, che dureranno fino al prossimo congresso della primavera del 2019.

L’opposizione , parziale, di Forza italia, dopo un lungo silenzio di Berlusconi, sta cominciando a muovere i primi passi contro le politiche del lavoro di Di Maio.

I sondaggi segnano un exploit della leadership di Salvini e una  crescita vorticosa del suo partito a danno di Forza Italia  e , forse, col recupero di qualche fascia di  elettori che si sono astenuti.

Il M5S, dopo una lieve flessione, sembra aver consolidato il proprio consenso, nonostante la netta sconfitta nelle elezioni locali.

Salvini può contare su una leadership incontrastata  mentre Di Maio deve comunque fare i conti con l’ala che fa riferimento al Presidente della Camera Fico che sul tema dell’immigrazione ha assunto opposizioni in contrasto con quelle di Salvini.

Per ora i due partiti sono riusciti a convivere senza tentativi di cannibalizzazione reciproca.

L’onda lunga favorevole a Salvini potrebbe suscitare nella Lega la tentazione di andare ad elezioni anticipate nella prossima primavera abbinate a quelle europee, facendo leva sulle critiche all’Europa: se il centrodestra a guida Salvini dovesse guadagnare altri 5 punti raggiungendo il 42% dei consensi e conquistando almeno il 30% dei collegi uninominali, la prospettiva di un Governo monocolore leghista (con appendice di Forza Italia e di Fratelli d’Italia) si farebbe concreta e il M5S potrebbe rischiare di essere ricacciato all’opposizione.

E’ uno scenario che certamente Di Maio deve mettere nel conto e che-di certo- farà aumentare in autunno la rincorsa dei due partiti alla caccia di una “visibilità” e di un’affermazione delle proprie diverse prospettive politiche e programmatiche.

L’andamento lento del Governo Conte potrebbe, così, subire un’accelerazione scoordinata in occasione della legge di Bilancio.

E’ a tutti noto che la coperta dei conti pubblici è molto corta e che, dovendo evitare l’aumento dell’IVA al 24% non c’è spazio  per mantenere le tre principali promesse elettorali: abolire la legge Fornero, ridurre le aliquote fiscali a due , 15% e 20%, garantire il reddito di cittadinanza.

A meno che non si voglia entrare in un conflitto con l’Europa dalle conseguenze imprevedibili sui mercati finanziari e sugli acquirenti dei titoli del debito pubblico italiano.

 

Giuseppe Mazzei
Strategic Advice
Senior Council